“ Sono numerosissimi i centri del bacino del Mediterraneo che durante la settimana precedente la Pasqua, danno vita ad antiche e suggestive cerimonie nelle quali il senso religioso si mescola magicamente col profano. Trapani è uno di questi centri. Nella città siciliana diversi sono ancora i riti della Settimana Santa, uno fra tutti quello che più di ogni altro riesce a polarizzare l’interesse del visitatore e l’attaccamento dei trapanesi: la processione dei Misteri.

Fin dal primo pomeriggio del Venerdì Santo i diciotto gruppi statuari in legno, tela e colla (sequenza pressocchè completa della Passione e Morte), seguiti dall’Urna contenente il Cristo Morto e dalla statua dell’Addolorata, iniziano a percorrere le vie del centro storico e anche di parte della città nuova. Il lungo, estenuante corteo si scioglierà nella tarda mattinata del giorno successivo e da quel momento le “maestranze” (termine comunque ormai  improprio) iniziano a pensare alla prossima edizione della secolare comparsa.

Il lavoro organizzativo, infatti, non è cosa da poco.

Reperire i portatori, le bande musicali, i fiorai; discutere dell’itinerario, dell’illuminazione. Raccogliere soprattutto le somme necessarie affinchè ogni ceto, categoria o maestranza che dir si voglia, possa condurre processionalmente il proprio “mistero” nella maniera più sfarzosa possibile.

Vi è un grande spirito di emulazione in tutto questo ed ogni categoria, dopo mesi di lavoro, nel giorno –finalmente – della Festa crederà, anzi ne sarà fermamente convinta, che il “mistero” da secoli ad essa assegnato, sia il più riccamente addobbato e illuminato, i portatori e i suonatori, dalla stessa categoria ingaggiati, i più bravi! Ma è veramente così? Sarebbe ingiusto affermare il contrario visto il grande attaccamento che ognuno dimostra nei confronti del proprio “mistero”. Eppure non tutti i ceti sono uguali e non tutti i “misteri” sono attesi allo stesso modo dalle nutrite e pazienti folle che per qualche ora aspettano immobili il passaggio del chilometrico convoglio.

La gente attende l’arrivo del Cristo portante la Croce (U Signuri c’a cruci n’coddu, come viene popolarmente chiamato) o l’apparizione dell’Addolorata che conclude la “rappresentazione”. L’Addolorata, unitamente  all’Urna  (un tempo anch’essa particolarmente venerata), che non sono da considerarsi dei veri e propri “misteri”; assieme  all’Ascesa al Calvario, contengono però una  valenza devozionale  diversa, indubbiamente  maggiore rispetto agli altri “misteri”,magari più ammirati dal punto di vista artistico. Ma oltre a questo, ecco che i trapanesi attendono questo o quel ”mistero” forse per l’importanza della scena evangelica plastica­mente riprodotta, sicuramente e ancora di più per il prestigio della “maestranza “.

E u misteri ‘muratura (a cui sono aggregati gli  scalpellini), rappresentazione  iconografica della Flagellazione, è il “mistero” fra i meglio conosciuti,  il suo passaggio fra i più attesi, la sua maestranza fra le più prestigiose. Un trapanese di antica memoria, ritengo anche non pochi giovani, comprende facilmente  il significato dell’espressione “ u misteri ‘muratura” . E’ ovvio che la ricerca del significato non scaturisce dai termini dialettali, bensì dal fatto che un “mistero” possa appartenere a qualcuno; nel nostro caso ad una categoria di lavoratori.

Per questo non è superfluo anche perché ci aiuterà a comprendere meglio i disparati aspetti (storici, artistici ecc.) attinenti al gruppo della Flagellazione – compiere un breve excursus sull’origine e lo sviluppo della processione dei Misteri d ella quale il “m istero” dei muratori e scalpellini f a parte.

Trovare innanzitutto una precisa data d’inizio della manifestazione religiosa e folkloristica è difficile. La processione dei Misteri è un continuo evolversi di performance rituali, in origine legate alle rappresentazioni teatrali medievali sul tema della Passione e Morte, chiamate proprio “misteri”. La Casazza poi, in tutte le accezioni del termine, rappresenta il momento di transizione fino alla costruzione delle statue cui venne esteso, per analogia, il termine “misteri”.

Alla fine dcl ‘500 a Trapani, durante il Venerdì Santo, non si registra alcuna delle citate rappresentazioni , ma già nei primi del secolo successivo dovette esistere qualche forma embrionale di un rituale che andò via via sviluppandosi, identificato col nome di cercha . Il 1612 infatti, segna l’inizio delle stipule di una serie di atti (diciotto) di conces­sione a favore delle maestranze cittadine di cui l’ultimo porta la data del 13 novembre 1782.

La Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo, importando  gli  usi spagnoli, aveva  quindi dato impulso alla sacra rappresentazione figurata, anche se ben presto esigenze  di  ordine  economico  obbligarono  i  confrati  a  chiedere l’intervento delle maestranze, allora fiorenti e pronte a sposare la loro forza in campo economico-sociale con l’idea e al servizio di Dio.

La Compagnia , che dal 26 febbraio 1646 in seguito alla fusione con la Confraternita di S.Michele, prese quest’ultima denominazione, intese continuare a rogare i citati atti presso i notai del tempo, concedendo alle maestranze (qui il contenuto delle con cessioni non appare del tutto chiaro) o delle scene da rappresentare, o dei gruppi di scarso pregio artistico più tardi ricommissionati dalle varie maestranze a loro spese.

Abbastanza sintomatica la fioritura artistica degli artefici della tela e colla, autori degli attuali ”gruppi ”, avvenuta nel ‘700.

Parecchi atti di concessione inoltre, come ampliamente rileva il Mondello nella sua opera dal titolo ”La processione del Venerdì Santo in Trapani “, risultano antecedenti alla nascita dei vari Pisciotta, Lombardo, Tartaglia,i fratelli Nolfo e altri. Non è la sede adatta per  teorizzare sulle modalità di svolgimento del rito durante il suo primo secolo di vita.

Si può solo ribadire che l’attuale processione dei Misteri è il frutto di una serie graduale di trasformazioni atte a sostituire lentamente attori (nella sua accezione semantica) e penitenti con gruppi statuari.

Ed è proprio a principio di quest’ultima fase, tra l’altro influenzata dalla metamorfosi animazione-staticità percorsa dalle sacre rappresentazioni spagnole, successiva mente recepite anche in Sicilia, che già incontriamo il “mistero” della Flagellazione.

Fortunato Mondello, ancora lui, sostiene che furono cinque i Misteri che per primi  cominciarono ad incedere nelle strade trapanesi: L’arresto, L’ascesa al Calvario, La sollevazione Croce, l’Urna e ovviamente Il Cristo alla colonna, per usare l’antica denominazione.

Più tardi, alla fine del XVII secolo, la collezione fu finalmente completata e per i trapanesi divenne molto usua­le indicare i singoli gruppi, piuttosto che con la menzione della scena plasticamente rappresentata, col ceto dì appartenenza: u. misteri ‘piscatura, u misteri ‘salinara, u misteri ‘muratura e così via. Ciò ci induce ad una considerazione riguardante il grosso segno impresso ai Misteri da parte delle maestranze, le quali ne hanno fatto la storia. Non a caso questa processione è stata e continua ad essere lo specchio della vita economica cittadina in tutto il suo dinamismo, indicando i momenti di grande splendore per una determinata categoria e i momenti infausti per un’altra e viceversa.

La presenza più o meno costante della banda musicale ad accompagnare il cammino del “mistero” e della sua maestranza (o chi per essa), processionanti più o meno ordinati e numerosi, portatori più o meno abili nel gesto dell’annacata, fiori di un certo costo, ricchezza dell’argenteria posta a vestimento delle singole statue, hanno rappresentato e rappresentano l’indice di siffatta valutazione. Da quest’ultima si evince che proprio la Maestranza dei muratori e degli scalpellini si è sempre contraddistinta  per compostezza e ottima organizzazione. Una  “maestranza ” questa, che da oltre mezzo secolo non conosce momenti di particolare disagio economico, che non di rado hanno talvolta lacerato altri ceti, spesso di grande importanza storica nell’ambito del tessuto socio-economico cittadino, puntualmente riflesso nella stessa processione dalla quale sono scomparsi definitivamente  ceti  come  i bottai,  i canapai, i  sensali, i crivellatori di cereali, i mugnai, i corallai i quali abbandonarono la processione fin dal  lontano 1790, i cocchieri, gli staffieri; tutti sostituiti da categorie economiche emergenti. “

Dal libro “ La Flagellazione  Il  ceto dei Muratori e Scalpellini che da oltre tre e secoli e mezzo la conduce in processione”. Giovanni Cammareri, a cura del ceto Muratori e Scalpellini 1993.

Processione 2025

La Settimana Santa di Trapani è un’esperienza che non si può descrivere a parole, ma chi ha avuto la fortuna di viverla, o di esserne parte attivamente, sa perfettamente quanto un turbinio di emozioni prenda corpo in ogni gesto, in ogni passo, in ogni sguardo. Chi, come lo scrivente, da più di cinquant’anni partecipa alla processione nei panni di Console Muratore, conosce bene quella miscela di malinconia, rimpianto, desiderio e memoria che permea l’atmosfera. È un insieme di sentimenti contrastanti: il dolore che si mescola a momenti di leggerezza, l’ironia che affiora in mezzo alla tristezza. Un viaggio emotivo che attraversa l’anima di ogni partecipante, che si rispecchia in ognuno dei gruppi che compongono la Processione, tutti uniti da un filo invisibile di emozioni comuni. Il brano che, a mio avviso, meglio incarna e accompagna questa gamma di sensazioni è il celebre “ Second Waltz “ di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič. Composto nel 1938, questo valzer dalla melodia intensa e malinconica riesce a trasmettere una riflessione profonda e un senso di nostalgia che si intrecciano con un sottile spirito di ironia. La sua durata di circa 3 minuti e 40 secondi racchiude in sé una lunga e struggente storia di emozioni, a seconda dell’esecuzione. La sua fama moderna è in gran parte legata all’utilizzo che ne fece Stanley Kubrick nel film Eyes Wide Shut (1999), un’opera che, come la processione stessa, mescola il misterioso e il tangibile, il dolore e il piacere. La musica, che accompagna sia l’inizio che la fine del film, crea un’atmosfera sospesa e ambigua, proprio come quella che si vive durante la Settimana Santa.
Eppure, nonostante l’apparente tristezza e la nostalgia che pervadono il pezzo, il linguaggio musicale di Šostakovič lascia spazio anche a sfumature più leggere e ironiche, quasi a ricordarci che le emozioni umane sono sempre più complesse e sfaccettate di quanto appaiano. Un equilibrio che si ritrova anche nella processione di Trapani, dove ogni passo si fa carico di storie personali, di perdite, ma anche di speranze e di una vitalità che non si spegne mai.
Dmitrij Šostakovič, nato a San Pietroburgo nel 1906 e morto a Mosca nel 1975, visse in un periodo di trasformazioni epocali. La Rivoluzione d’Ottobre, la guerra civile, le due guerre mondiali: tutto ciò ha segnato profondamente la sua musica. La sua era una testimonianza sonora di un tempo travagliato, ma anche di un coraggio che andava ben oltre il ruolo del compositore. Sebbene fosse un uomo introverso e riservato, riuscì a rimanere fedele alla sua arte anche nei momenti più oscuri. Šostakovič seppe opporsi, pagando il prezzo di un’esistenza difficile, ma trovando nelle sue sinfonie una via per esprimere una verità universale. Il Second Waltz è, quindi, più di un semplice brano musicale: è un riflesso della sua epoca, una composizione che, pur nel suo incedere elegante, nasconde una malinconia profonda. La sua melodia sussurra la bellezza anche nei momenti di dolore, e proprio per questo è diventata una delle opere più amate del XX secolo. Una bellezza che, oggi, come allora, è capace di parlare alla parte più intima di noi, ricordandoci che anche nei tempi più difficili esiste un modo per creare luce. Ed è proprio questa la ragione per cui il Second Waltz è stato scelto come colonna sonora del video della Processione 2025 del nostro Gruppo. La sua capacità di evocare un mondo interiore complesso, che si mescola con la sacralità e il silenzio di un rito secolare, si sposa perfettamente con le emozioni che ogni anno attraversano la città di Trapani durante la Settimana Santa. Una melodia che, come il nostro cammino, non è mai lineare, ma che sa restituire, con straordinaria potenza, tutto il carico emotivo di un’esperienza unica.
F.D.C.M.S.

Calendario 2026

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