Ori e Argenti

Nel giorno della processione, le statue dei Misteri vengono adornate e, in un certo senso, completate. Si usa dire che i Misteri «vengono vestiti» da suppellettili in argento. L’uso di “vestirli” e, terminata la processione, di ”spogliarli” lascia anch’esso penetrare il solito influsso teatrale giunto alla inanimata espressione delle arti figurative in genere.

L’inconscio legame con le primordiali “recite”, dalle quali non fu facile uscire, suggerì una iconografia a soggetto sacro che nei secoli XVII  e XVIlI risultò, in Sicilia, ma anche altrove, ricca di raffigurazioni di Santi o di gruppi statuari i cui gesti richiedevano il completamento mediante sovrapposizioni di oggetti preziosi: aureole, libri , bastoni, lance, catene, fruste e altro.

Il pregio artistico e le raffinate cesellature dei pezzi sono servite ad offuscare la valenza teatrale dell’insieme, relegandola ad un ruolo marginale. Ma quando i personaggi dei Misteri vengono privati completamente dei loro ”strumenti”  emerge puntualmente , o trattasi di un sottile riscontro, l’essenza teatrale. I personaggi esternano una vera e propria forma di gestualità . Insomma, sono assimilabili ad ”attori” in attesa di entrare in scena. La scelta e la diffusione di siffatti modelli risultò fortemente sostenuta dal massimo sviluppo, registratosi proprio nel ‘700, di un fiorente artigianato capace a produrre interessanti oggetti in argento ad uso prevalentemente religioso.

Un gran numero di argentieri in quel periodo erano operanti nella Sicilia occidentale. La produzione delle suppellettili in argento riguardanti le statue dei Misteri contribuì a sviscerare lo spirito di emulazione dei ceti traducendosi in un veicolo di scoperta dei valenti artisti locali quali: Vito Parisi, Giuseppe Piazza, Ottavio Martinez, Michele Tumbarello ed altri.

Negli intendimenti delle antiche maestranze spiccava il desiderio di abbellire il proprio ”Mistero” più e meglio di altri e nel pieno rispetto degli impegni assunti al tempo in cui vennero rogati gli atti di concessione.

In essi la medesima formula , generalmente posta  verso la fine, che ha ovvio riscontro nell’atto stipulato a favore dei Muratori dove nel caso specifico si legge «beninteso che li detti consuli  si lo possono abbelliri a loro voluntà et spese di ditti consuli nomine artis ex pacto…»

Gli impegni assunti dalla maestranza in oggetto furono appieno mantenuti. Si può oggi ben dire che il “mistero” dei Muratori e Scalpellini nonostante sia composto da sole tre figure risulti non solo fra i più ricchi di suppellettili, ma il primo nella storia dei misteri ad annoverare pezzi in oro (per l’esattezza due), come si evincerà dall’analisi dei singoli pezzi.

La colonna: nessuna delle punzonature, tra l’altro affatto costanti, in uso fra gli argentieri trapanesi del XIX secolo è riscontrabile nel pezzo più significativo dell’argenteria del ”gruppo”. Nella sua parte centrale sono riscontrabili, piccolissime, le lettere NG, con molte probabilità le iniziali del console,( Nicolò Galia ?).

Per il resto la ”colonnetta” è priva della data , cioè quella riguardante la realizzazione; mancano anche le iniziali del nome dell’autore che secondo il Mondello risponde al nome di Giuseppe Parisi, l’autore del balcone dell’«Ecce Homo!»”.

«A spese di questi nostri industri operai è stata cesellata su argento la colonna della Flagellazione, la quale spiega l’arte del bulino del vivente Giuseppe Parisi>>. La fonte dovrebbe essere attendibile, sembra difficile che il Mondello possa commettere un errore grossolano con riferimento ad un argentiere peraltro a lui contemporaneo.

Il pezzo risale pertanto alla fine del 1800.

Corde del Cristo: potrebbero rappresentare la conferma su quanto si è appena asserito, non essendo inverosimile l’ipotesi della commissione avvenuta contemporaneamente, o subito dopo alla colonna poichè accessori di quest’ultima. Nella fattispecie, le corde legano il Cristo alla colonna. In esse si nota chiaramente la seguente scritta: proprietà dei fratelli Galia di Nicolò,( lo stesso della NG della colonna? ) e la data: 20 marzo 1880.

Bandoliera e cinturone del soldato, flagello: mancano di qualsiasi indicazione.

La lavorazione della Bandoliera e del cinturone ci indurrebbero a collocare il manufatto alla metà del XIX secolo;

La spada presenta l’elsa a testa di cane.

Pennacchio del soldato: perfettamente rispondente alla tendenza dei primi del presente secolo che portò alla sostituzione dei pennacchi piumati con quelli in argento, attraverso un modello riscontrabile in analoghi pennacchi relativi ai soldati dei “gruppi” dell’Arresto  e  della  Spogliazione.

Vi si legge: sez. cementisti (che evidentemente avrebbero voluto donare il pezzo il cui costo di lire 17 e 30 centesimi fu di fatto anticipato dai muratori.

Piume del giudeo: vi è incisa soltanto l’indicazione della società committente: S.C. Edilizia.

Pugnale del giudeo: anno 1864 e la seguente dicitura: per “ divozione de’ MRIFABRICATORl.”

Frusta: Salvatore Grammatico 16 Marzo 1881

Aureola: L’oggetto è in oro e sostituisce dal 1954 l’analogo in argento. Il lavoro ebbe un costo di lire 540.000 e venne eseguito a Palermo.

Spina:  il simbolico pezzo, anch’esso in oro, che si avvolge attorno la colonna è recente. E’ stata eseguito nel 1988 dall’orafo trapanese Platimiro Fiorenza.

Il gruppo si presenta in chiesa, oltre che con l’antica aureola in argento, con le piume in argento del giudeo e con il pennacchio del soldato, simili a quelli utilizzati per la processione. Il primo venne donato dalla signora Maria Luisa Nocitra in Fodale, il secondo dal padre di quest’ultima Antonino Nocitra Console Muratore nel 1969.

Il tesoro del gruppo è arricchito dalle medaglie in oro e argento vinte nei vari anni della processione, più una targa d’argento con medaglia d’oro incastonata. I premi vinti saranno descritti in una sezione  successiva.

Nel 2017 il patrimonio argenteo del gruppo è stato ulteriormente arricchito da :

Bastone in argento cesellato dell’altezza di 180 cm. con raggera all’interno della quale spiccano, in una placca in argento bifacciale, le immagini della Flagellazione e dei Quattro Santi Incoronati .

Bastoni in numero di venti  dell’altezza di 180 cm. in ottone, all’apice dei quali vi sono le placche in argento bifacciale con le immagini della Flagellazione e dei Quattro Santi Incoronati.

Puntali in argento in numero di quattro per gli stendardi.

Croci rivestite in argento cesellato in numero di due per i bastonieri.

Abitini in argento per i consoli con l’immagine della Flagellazione.

 Anticamente, spogliato il Mistere, questo tesoro veniva posto dentro una cassa (cascia)che veniva portata a casa del Console responsabile e messa sotto il letto. Di questi consoli responsabili “ di l’oru”  ci sono pervenuti nell’ordine tre soli nomi : Francesco Catanese, Antonino Nocitra e Cristoforo Cognata. Dal 1987 viene custodito in una cassetta di sicurezza presso la Banca Sicula ora Intesa San Paolo e può essere prelevato solo con la presenza di almeno due “consoli” con potere di firma. Gli attuali responsabili sono Francesco D’Aleo, Giovanni D’Aleo, Giuseppe De Caro e Vito Figuccio.

Dal 22 di marzo al 17 di aprile 2014 tutti gli argenti sono stati esposti presso la chiesa dei Quattro Santi Incoronati nell’ambito della mostra denominata “Esposizione della colonna sacra della Flagellazione”, iniziativa nata su progetto dell’allora Capo Console arch. Giovanni D’Aleo e sponsorizzata dall’Assemblea Regionale Siciliana. Di tutta la manifestazione si parlerà in una sezione dedicata.

 F.D.C.M.S.

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